
Impianti dentali negli anziani, contano le mani e l'agenda




La risposta breve
Dopo i settanta la domanda non è solo se l'osso regge. È per quanti anni si progetta, chi terrà pulito il lavoro e cosa si fa se qualcosa cede.
- Chi risponde
- Dott. Luca La Scala, direttore sanitario dello studio di Montecatini Terme
- Pubblicato
- 19 agosto 2026 · 7 min di lettura
- Area
- Impianti e denti fissi
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
Hai una domanda sul tuo caso?
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
L'età sul documento non è una controindicazione. Le condizioni generali, le terapie in corso e l'obiettivo funzionale contano tutti più degli anni, e questo ormai lo scrivono in tanti. La parte che si legge poco è un'altra: dopo i settanta cambia il modo in cui si progetta, perché entrano nel conto due cose che non si misurano con una radiografia. Le mani di chi dovrà pulire il lavoro, e la possibilità concreta di tornare a farsi controllare per i prossimi dieci anni.
Sono Luca La Scala, mi occupo di implantologia e chirurgia orale in Via Tripoli dal 1997. Uno studio aperto da quasi trent'anni vede le stesse bocche a distanza di decenni, e quasi tutto quello che segue viene da lì. Non dalla letteratura, che sull'argomento dice una cosa sola e la ripete: l'età anagrafica, da sola, non esclude nessuno.
Settant'anni non è una condizione clinica
È un contenitore. Ci sta dentro la persona che a settantasei anni fa il pane in casa e guida fino a Firenze, e ci sta la persona che a sessantanove ne ha già passate tre di operazioni serie. In visita non guardo la data di nascita: guardo cosa prendi, chi ti segue per il resto, come guarisci quando ti fai male da un'altra parte.
Le condizioni che davvero chiudono la porta sono poche, e valgono a qualsiasi età: le ho messe in fila in un altro pezzo, su quando un impianto non si può fare. Qui do quello per assodato e vado avanti, perché la parte difficile del colloquio con una persona di settantacinque anni comincia dopo il sì.
La domanda che sposta tutto il progetto
Non è «si può». È «fin dove vuoi arrivare».
Tre persone della stessa età mi chiedono la stessa cosa e escono con tre piani diversi, perché l'obiettivo non era lo stesso. C'è chi vuole tornare a masticare la carne da entrambi i lati e accetta un percorso chirurgico più lungo. C'è chi ha una protesi mobile che si solleva a tavola e non chiede altro che smettere di pensarci: due impianti che la ancorano risolvono quel problema lì, con molta meno chirurgia di un'arcata avvitata. E c'è chi ha perso un molare, mastica bene dall'altra parte e vorrebbe solo non perdere anche il dente accanto.
Sono obiettivi legittimi tutti e tre. Cambiano il numero di viti, i tempi, la manutenzione quotidiana e il modo in cui il lavoro invecchierà. Un'arcata di denti fissi su impianti è la soluzione più solida sotto ai denti e la più esigente sopra: va pulita sotto, ogni giorno, con strumenti che chiedono precisione. Una soluzione ancorata ma rimovibile si toglie e si lava sotto l'acqua.
Quale delle due sia «meglio» dipende dalla persona, non dalla tecnica. E qui arriviamo alla variabile che quasi nessuno mette sul tavolo.
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Le mani
Un'artrosi alle dita, una spalla che non sale più come prima, la vista che non mette a fuoco da vicino senza occhiali. Nessuna di queste tre cose compare in un'anamnesi odontoiatrica, e tutte e tre decidono se un lavoro su impianti reggerà dieci anni o tre.
Durante la visita guardo come tieni lo spazzolino. Non è un giudizio: è un dato di progetto, esattamente come lo spessore dell'osso.
Quando le mani non sono più ferme, le strade sono due e nessuna delle due è una rinuncia. Si semplifica la forma del lavoro, così che si pulisca con meno strumenti e meno destrezza. Oppure si sceglie qualcosa che si toglie, si lava e si rimette, perché una superficie che puoi vedere è una superficie che puoi controllare. La terza strada — montare il lavoro più ambizioso e sperare — la conosco, ma le conseguenze le paga il paziente cinque anni dopo, ed è il tipo di problema che arriva silenzioso.
L'agenda vale quanto l'osso
Un impianto non finisce il giorno in cui si avvita la corona. Da lì parte una manutenzione che dura finché dura il lavoro: sedute di igiene più ravvicinate della media, controlli, ogni tanto una vite da riserrare. Per una persona di quaranta anni è un appuntamento nel calendario. Per una di ottanta può diventare il motivo per cui il percorso si interrompe a metà.
Quindi la domanda gliela faccio prima, non dopo: chi ti accompagna, e con che mezzo. Chi scende da Marliana a gennaio non ha lo stesso calendario di chi abita a Pieve a Nievole. Chi arriva in treno da Pescia dipende dagli orari, e un appuntamento sbagliato gli costa mezza giornata.
Su questo lo studio può fare qualcosa di concreto, ed è organizzazione, non clinica. Siamo due odontoiatri con due sale e una segreteria sola: l'igiene, un controllo e una cura su un altro dente si incastrano nella stessa mattina invece che in tre viaggi. La TAC tridimensionale è in sede, quindi la valutazione non richiede una trasferta in più in un centro radiologico. Sembra logistica. È la ragione più frequente per cui un piano di cura in età avanzata regge o si sfilaccia.

Quello che non posso sapere, e dove i colleghi non sono d'accordo
Non so come starai fra dieci anni. Nessuno lo sa. Posso valutare le condizioni di oggi e la traiettoria degli ultimi anni, ma l'autonomia di una persona può cambiare in fretta e per motivi che non hanno niente a che vedere con la bocca — una caduta, un ricovero, un trasloco vicino ai figli in un'altra regione.
Questo apre una discussione vera fra chi fa questo lavoro, e non ha una risposta unica. Una parte dei colleghi considera la soluzione rimovibile su impianti un ripiego, da evitare finché l'osso permette qualcosa di fisso. Un'altra parte la sceglie volentieri dopo una certa età, proprio perché è più semplice da pulire e da modificare. Io non ho una regola fissa e non credo che sia un difetto: la scelta cambia con l'obiettivo, con le mani e con chi c'è in casa. Dire il contrario sarebbe più comodo da leggere e meno vero.
Si progetta pensando a chi dovrà ripararlo
Questa è la parte che dopo i settanta peso di più, e che a trent'anni conta meno.
Un lavoro avvitato si smonta. Uno cementato, molto meno. Un'arcata divisa in sezioni permette di intervenire su un pezzo senza rifare tutto; un blocco unico, no. Un progetto che prevede un impianto in più rispetto al minimo è più caro in chirurgia e più tranquillo negli anni, perché se una vite dà problemi la struttura non crolla di significato. Non sono dettagli tecnici da addetti ai lavori: sono la differenza fra un problema che si risolve in una seduta e un problema che riapre tutto il capitolo, magari quando la persona ha ottantacinque anni e affrontare una chirurgia lunga non è più la stessa cosa.
Vale anche per le soluzioni protesiche che non sono su impianti. La domanda da farsi in fase di progetto è sempre la stessa: se fra otto anni questo pezzo cede, cosa si fa?
Una cosa da fare alla prossima visita
Porta la lista dei farmaci scritta, comprese le terapie per l'osso anche se sospese anni fa. Porta chi ti accompagna abitualmente, se c'è. E prima di firmare qualsiasi cosa, fai al dentista questa domanda: se fra otto anni questo lavoro avesse un problema, cosa si fa, e quanto è invasivo rimediare?
Se una risposta chiara non arriva, il progetto non è finito. Non importa quanto sia bella la simulazione che ti hanno mostrato.
Se ti riguarda
Implantologia dentale a Montecatini Terme
Quello che hai letto vale in generale; il tuo caso si vede in visita. La pagina del trattamento spiega come si svolge in Via Tripoli e chi lo segue.
Dove siamo e da dove arrivano i pazienti
Domande frequenti: Impianti dentali negli anziani, contano le mani e l'agenda
1. C'è un'età oltre la quale non si mettono più impianti?
2. Mio padre prende diversi farmaci: ha senso anche solo venire a chiedere?
3. Meglio pochi impianti che stabilizzano la protesi o un'arcata fissa?
4. E se fra qualche anno non riuscisse più a pulire bene?
Cosa dicono i pazienti
Vengo da qualche anno dai dottori Luca e Giovanni e mi trovo benissimo, ho inserito sia capsule ed effettuato igiene dentale, nessun dolore, fastidio, tanta professionalità sia da parte dei dottori sia del resto del personale molto gentile e affabile.
Dopo anni ho ritrovato il sorriso,ed è meglio di quello originale....professionalità e cortesia.consigliatissimo ..
Professionalità e cortesia di tutto lo staff!!! 5 stelle con lode!!!
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