
Quanti impianti servono lo decide l'osso, non il vuoto




La risposta breve
Tre viti possono portare quattro denti, e un incisivo solo non si divide con nessuno. Il numero esce dalla mappa dell'osso e da cosa ci va avvitato sopra.
- Chi risponde
- Dott. Luca La Scala, direttore sanitario dello studio di Montecatini Terme
- Pubblicato
- 17 agosto 2026 · 7 min di lettura
- Area
- Impianti e denti fissi
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
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Non c'è un impianto per ogni dente che manca. Tre viti possono portare quattro denti, e un incisivo da solo non si divide con nessuno. Il numero nasce da tre cose insieme: dove l'osso è rimasto, come il morso si scarica su quei punti, e cosa ci va avvitato sopra. I denti mancanti si contano per ultimi.
Sono Luca La Scala, mi occupo di implantologia, chirurgia orale e parodontologia in Via Tripoli, a Montecatini Terme, dal 1997. Questa pagina non ti dà un numero, perché non esiste prima delle misure. Ti dà il ragionamento con cui quel numero viene fuori, così quando lo leggi su un preventivo sai che domande fargli.
Una vite è una radice, non un dente
Qui nasce quasi tutto l'equivoco. L'impianto sostituisce la radice; quello che si vede in bocca è un'altra cosa, avvitata o cementata sopra, e i due conti non devono coincidere.
Da una parte si può fare di meno. Due impianti ben posizionati reggono tre elementi, se il terzo sta in mezzo e non a sbalzo. Dall'altra non si può fare di meno del minimo: due incisivi vicini che mancano non si mettono su una vite sola, perché il punto in cui la gengiva risale tra due denti anteriori dipende dall'osso che c'è tra le due radici, e se le radici sono una diventa un problema estetico che poi non si corregge più.
E poi c'è il molare. Ha due o tre radici e una superficie di masticazione larga: sostituirlo con una vite sottile in fondo all'arcata, dove i carichi sono i più alti, è il caso in cui a volte scelgo un diametro maggiore invece di aggiungere un secondo impianto. Dipende dall'osso in larghezza.
La mappa dell'osso viene prima del conto dei denti
Quando una persona ha perso molti denti, l'osso che resta non è mai andato via in modo uniforme. È la cosa che più spesso sorprende chi guarda la propria tomografia per la prima volta.
I settori anteriori tengono meglio. Dietro, sopra i premolari e i molari superiori, il pavimento del seno mascellare tende a scendere e l'altezza si consuma prima; in basso il nervo alveolare fissa un limite che non si negozia. Il risultato è una mappa a chiazze: zone dove una vite entra bene, zone dove entrerebbe solo dopo mesi di ricostruzione, zone dove non entra.
Il numero di impianti è la conseguenza di quella mappa. Non un totale deciso a tavolino.
Ed è questo il motivo per cui, a volte, un'arcata intera chiede meno chirurgia di un singolo molare in fondo: si vanno a cercare i punti dove l'osso è rimasto — pochi, spesso obliqui, spesso più avanti di dove stanno i denti da rimettere — e si costruisce la struttura in modo che arrivi dove serve. È la logica dei denti fissi su pochi impianti. Non funziona su tutti. Quando l'osso anteriore è compromesso anche lì, non c'è nulla su cui appoggiarsi e il progetto cambia del tutto: ne parlo in quando manca osso, perché è la variabile che ribalta più preventivi.
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Come si scarica il morso su pochi punti
Un dente naturale non lavora da solo: appartiene a una fila che distribuisce. Quando i punti d'appoggio diventano tre o quattro, la geometria comincia a contare più del numero.
Tre impianti allineati come su un righello e tre impianti che formano un triangolo reggono in modo diverso, anche se sono tre in entrambi i casi. La superficie chiusa tra i punti è ciò che stabilizza, e una linea non chiude niente. È la ragione per cui in un'arcata completa le viti posteriori si inclinano: non per una preferenza tecnica, ma per allargare quel poligono e accorciare la parte di struttura che resta sospesa.
Poi c'è quanto forte mastichi, che non è un dettaglio caratteriale. Chi digrigna di notte scarica sulle viti forze che nessun dente naturale sopporterebbe senza consumarsi, e in quei casi aggiungo un appoggio oppure riduco la parte a sbalzo. Conta anche l'arcata opposta: una protesi mobile che morde contro denti fissi su impianti trasmette molto meno di due arcate fisse che si affrontano. Due bocche con gli stessi denti mancanti possono chiedere un numero diverso di viti solo per questo.
Cosa ci va sopra cambia il conto
Questa è la parte che in visita metto sul tavolo per prima, perché è la sola che tu puoi scegliere davvero.
Rimettere denti fissi su un'arcata intera e rendere stabile una protesi che si toglie la sera sono due obiettivi diversi, e chiedono un numero di impianti diverso. Una protesi ancorata su pochi appoggi non è più la dentiera che si muove: sta ferma, si toglie per pulirla, e nelle bocche con poco osso evita mesi di ricostruzione. Non è un ripiego, e non è per tutti — c'è chi non tollera l'idea di togliere qualcosa dalla bocca, ed è una ragione legittima.
Anche il modo in cui gli elementi sono uniti sposta il conto. Corone separate, una per vite, si smontano una alla volta. Una struttura unica distribuisce meglio i carichi ma, il giorno in cui va aperta, va aperta tutta.
Dove i colleghi non sono d'accordo
Su un'arcata completa il numero è materia di discussione vera, non di dettaglio.
C'è chi lavora su quattro appoggi ben distribuiti e chi ne mette sei o più, per avere un margine se uno dovesse cedere negli anni. Entrambe le posizioni hanno argomenti seri e letteratura alle spalle. Chi ti presenta una delle due come l'unica ragionevole ti sta semplificando la faccenda.
Quello che non so dirti prima di entrare
La tomografia misura volume e forma dell'osso in millimetri, e su quello il progetto si fa con precisione. La densità reale, invece, la conosco davvero quando comincio a fresare. La stima è buona; la certezza no.
Capita quindi che il piano dica un numero e in sala se ne faccia un altro. Un osso più tenero del previsto in un punto significa un impianto che non trova subito la stabilità necessaria: allora si sposta di qualche millimetro, si cambia misura, oppure si aggiunge un appoggio per non caricare troppo quello incerto. Più raramente succede il contrario, e un impianto previsto risulta superfluo. Preferisco che questa possibilità sia scritta in visita, con la forbice tra il minimo e il massimo, invece di comunicarla come una sorpresa a intervento fatto.
Un'ultima cosa che nessuno può sapere in anticipo: come reagiranno le tue gengive nei dieci anni successivi. Se c'è una storia di malattia parodontale alle spalle sono più prudente sui punti difficili da pulire, perché lì un problema non si presenta subito. Si presenta dopo, in silenzio.

Perché qui il conto si chiude in una giornata
La tomografia si fa qui, nella stessa mattina della visita, e le immagini si guardano insieme mentre sei ancora seduto. Non è comodità: un numero discusso davanti al volume dell'osso è una conversazione diversa da un numero letto su un foglio due settimane dopo.
Con due odontoiatri e due sale, chi scende da Marliana d'inverno o arriva in treno da Pescia riesce di solito a incastrare la valutazione e una cura su un altro dente nella stessa uscita. Sui percorsi lunghi è ciò che li tiene in piedi.
Cosa chiedere davanti a un numero scritto
- Quale dente porta ciascuna vite. Se una struttura di dodici elementi poggia su quattro impianti, chiedi dove sono e quanta parte resta sospesa: il disegno si fa in trenta secondi su un foglio.
- Cosa succede se uno cede. La risposta cambia tutto: si sostituisce quel pezzo, o si rifà l'intera struttura?
- Se il numero può variare in sala, e in quale direzione.
- Che alternativa esiste con meno impianti, anche se è stata scartata. Sentirla serve a capire perché.
Se un preventivo non risponde a queste quattro domande, non è ancora un piano: è un elenco di pezzi.
Se ti riguarda
Implantologia dentale a Montecatini Terme
Quello che hai letto vale in generale; il tuo caso si vede in visita. La pagina del trattamento spiega come si svolge in Via Tripoli e chi lo segue.
Dove siamo e da dove arrivano i pazienti
Domande frequenti: Quanti impianti servono lo decide l'osso, non il vuoto
1. Perché due studi mi hanno detto quattro impianti e sei?
2. Se ne metto meno adesso, posso aggiungerne dopo?
3. Un solo molare mancante richiede un solo impianto?
4. Ho un'arcata quasi vuota da anni: conviene ancora contare gli impianti?
Cosa dicono i pazienti
Vengo da qualche anno dai dottori Luca e Giovanni e mi trovo benissimo, ho inserito sia capsule ed effettuato igiene dentale, nessun dolore, fastidio, tanta professionalità sia da parte dei dottori sia del resto del personale molto gentile e affabile.
Ancora una volta, come sempre è accaduto in occasione di ogni intervento necessario per le mie esigenze dentali, lo studio si è dimostrato all’altezza delle aspettative.
Cordiali e molto professionali. Lavoro ben svolto come da preventivo. Consigliato.
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