
Impianti: perché si perdono anni dopo




La risposta breve
Il titanio non si caria. Quello che porta via un impianto a distanza di anni è l'osso intorno, e se ne va in silenzio: si misura, non si sente.
- Chi risponde
- Dott. Luca La Scala, direttore sanitario dello studio di Montecatini Terme
- Pubblicato
- 14 agosto 2026 · 7 min di lettura
- Area
- Impianti e denti fissi
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
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Un impianto non prende carie, ed è il motivo per cui tanti smettono di pensarci il giorno in cui viene avvitata la corona. Quello che lo porta via, quando lo porta via, è l'osso che si ritira intorno al colletto per un'infiammazione dei tessuti attorno. Quel processo non fa male finché non è avanzato: si vede in una misura scritta su una cartella, non in un sintomo. E una misura, per dire qualcosa, ha bisogno di un'altra misura con cui essere confrontata.
Sono Luca La Scala, mi occupo di implantologia e chirurgia orale in Via Tripoli, a Montecatini Terme, dal 1997. Gli impianti che ho messo nei primi anni sono ancora in bocca a persone che vedo periodicamente: quello che segue l'ho imparato guardando le stesse bocche per molto tempo.
Un dente si lamenta, un impianto no
Un dente naturale non è incastrato nell'osso: è appeso. Fra la radice e l'osso c'è il legamento parodontale, un cuscinetto di fibre pieno di vasi e di recettori. Ti fa sentire quanto stai mordendo, e quando qualcosa non va comincia a far male o a lasciare che il dente si muova un po'. È un allarme.
L'impianto quel cuscinetto non ce l'ha. Il titanio è saldato all'osso, punto.
Cambia anche il sigillo di tessuto molle sopra. Attorno a un dente le fibre gengivali si infilano nel cemento radicolare come una cucitura; attorno a un impianto corrono in gran parte parallele alla superficie, e la zona è meno irrorata. Un'infiammazione, se parte, trova meno resistenza e scende più in fretta verso l'osso. All'inizio è solo mucosite: gengiva arrossata, sanguinamento, niente osso perso. Quello stadio si spegne. Quando invece l'osso comincia a scendere si parla di perimplantite, e il millimetro andato non si riprende con la buona volontà.
Il primo segnale utile è il sanguinamento al sondaggio. Che è un segnale di chi guarda, non di chi porta l'impianto.
Il punto zero, e perché senza quello non si misura niente
Qui sta la cosa che, secondo me, vale l'intero articolo.
La perimplantite si diagnostica per differenza: il livello osseo di oggi rispetto a quello di partenza, il sondaggio di oggi rispetto a quello iniziale. Presa da sola, la radiografia di un impianto che porti da sei anni non dice quasi nulla — quel dislivello attorno al colletto può essere il rimodellamento fisiologico dei primi mesi, fermo lì da allora, oppure l'inizio di qualcosa che si muove. Le due immagini sono identiche. A distinguerle è solo la radiografia di sei anni fa.
Per questo il giorno della consegna non è la fine del lavoro ma l'inizio della sorveglianza: radiografia endorale, valori di sondaggio annotati, e in cartella la sigla dell'impianto — marca, diametro, tipo di connessione. L'ultima voce sembra burocrazia e non lo è: fra dieci anni, se una componente si allenta o si rompe, quella sigla è la differenza fra ordinare il pezzo giusto e improvvisare.
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Cosa guardo al controllo, e con che strumento
Il sondaggio attorno agli impianti si fa con forza leggera, e più del numero conta se quel numero è cambiato e se dietro la sonda esce sangue o pus. Poi la radiografia endorale, non a ogni seduta ma a intervalli, e con la stessa angolazione della precedente: altrimenti si confrontano due immagini non confrontabili.
Una precisazione che faccio spesso, visto che la TAC cone beam qui è in sede: per questo controllo non è l'esame giusto. La tridimensionale serve a pianificare l'intervento; sul livello osseo attorno a una vite già integrata l'endorale dà più dettaglio con una dose molto più bassa. Avere una macchina in casa non è un buon motivo per usarla dove serve meno. Ne ho scritto a parte, su cosa vede davvero una TAC 3D dentale.
C'è poi la parte meccanica, che pesa quanto quella biologica e viene guardata meno. La vite di collegamento che si allenta. I contatti della masticazione che negli anni si spostano, perché i denti naturali si consumano e l'impianto no: dopo un po' quella corona può ritrovarsi a incassare più carico di tutte le altre. E, se la corona è cementata, il cemento rimasto sotto la gengiva — un residuo che nessuno vede e che si comporta come una scheggia piantata lì.

Cosa dipende da te, e non è "lavarsi meglio"
Il fumo. È il fattore che sposta di più l'ago, e maschera il sanguinamento: nei fumatori il segnale d'allarme arriva attenuato, quindi la malattia lavora più a lungo prima di farsi notare.
Una parodontite avuta prima. Se hai perso i denti per le gengive, gli stessi batteri e la stessa suscettibilità individuale sono ancora lì. Le tasche rimaste sui denti naturali fanno da serbatoio per l'impianto: è il motivo per cui una terapia di parodontologia non si chiude, si mantiene.
Gli strumenti giusti sotto la corona. Non è questione di forza. La forma di quello spazio è particolare, e lo scovolino della misura sbagliata pulisce l'aria: la misura si sceglie in poltrona, con lo specchio in mano, non allo scaffale del supermercato.
L'intervallo dei richiami. Su chi ha impianti è spesso più corto dei canonici sei mesi, tipicamente tre o quattro: una taratura sul rischio della singola persona, non una regola universale. La logica sta nella pagina su igiene e prevenzione.
E una cosa che non sta in nessun elenco: tornare quando la gengiva sanguina un po', non quando fa male. Il momento in cui fa male è quasi sempre il momento in cui il margine di manovra si è già ristretto.
Quello che non ti so dire prima
Non so dirti se svilupperai una perimplantite. Vedo persone che fanno tutto quello che serve e hanno comunque tessuti che reagiscono male, e persone con un'igiene mediocre e gengive che tengono botta per vent'anni. La suscettibilità individuale è una variabile reale e non la misuro in anticipo.
E c'è un punto su cui i colleghi non hanno la stessa linea, tanto vale dirlo. Quando la perimplantite è già cominciata, decontaminare una superficie in titanio esposta è difficile proprio perché quella superficie è ruvida per costruzione: la rugosità che ha favorito l'integrazione nell'osso è la stessa che ora ospita i batteri. C'è chi va sul chirurgico presto per vedere e pulire, chi insiste a lungo con approcci non chirurgici, chi sceglie di rimuovere l'impianto e ricominciare da una situazione pulita. Io decido caso per caso: quanto osso resta, dove si trova l'impianto e se quella zona è davvero pulibile dalla persona che ce l'ha in bocca. Un protocollo buono per tutti, allo stato attuale, non esiste.
Se è già cominciata
La mucosite si spegne. La perimplantite si ferma, ma l'osso perso resta perso, e l'obiettivo diventa stabilizzare quello che c'è. Prima la si intercetta, meno se ne va: è tutta qui la ragione dei controlli.
Perché i controlli sugli impianti li tengo io
Nello studio ci sono due odontoiatri e due sale operative, e il lavoro è diviso in modo netto. L'igiene professionale la seguono le colleghe, ma il sondaggio attorno agli impianti e la lettura delle radiografie di confronto li faccio io, sulla stessa poltrona e con lo stesso strumento della volta prima. Non è gelosia professionale: la confrontabilità è metà del valore del controllo.
L'altra metà è pratica. Per chi scende da Marliana d'inverno o arriva in treno da Pescia, il richiamo di igiene e il controllo implantare si mettono nello stesso viaggio, quando l'agenda lo permette. Sono i dettagli che decidono se una persona i controlli li fa per dieci anni oppure smette al terzo.
Se dopo aver letto vuoi fare una cosa sola, falla per la radiografia: recupera quella del giorno della consegna, o fanne fare una adesso. Da qualche parte il punto zero deve pur esistere.
Se ti riguarda
Igiene degli impianti a Montecatini Terme
Quello che hai letto vale in generale; il tuo caso si vede in visita. La pagina del trattamento spiega come si svolge in Via Tripoli e chi lo segue.
Dove siamo e da dove arrivano i pazienti
Domande frequenti: Impianti: perché si perdono anni dopo
1. La gengiva intorno all'impianto sanguina quando spazzolo: è grave?
2. Ogni quanto va controllato un impianto che non dà nessun fastidio?
3. Ho fatto gli impianti altrove: posso farli seguire qui?
4. Un impianto con perimplantite si perde per forza?
Cosa dicono i pazienti
Vengo da qualche anno dai dottori Luca e Giovanni e mi trovo benissimo, ho inserito sia capsule ed effettuato igiene dentale, nessun dolore, fastidio, tanta professionalità sia da parte dei dottori sia del resto del personale molto gentile e affabile.
Volevo mettere 6 stelline ma purtroppo ce ne erano solo 5...
Studio professionalmente preparatissimo. Staff educato e accogliente. Il dottor luca? Bravissimo!
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