
Un dente mancante: cosa succede ai denti vicini




La risposta breve
Un molare che manca in fondo non resta un problema di un dente solo: i vicini si inclinano, l'antagonista scende e la bocca si riorganizza intorno al vuoto.
- Chi risponde
- Dott. Luca La Scala, direttore sanitario dello studio di Montecatini Terme
- Pubblicato
- 12 agosto 2026 · 7 min di lettura
- Area
- Impianti e denti fissi
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
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Un dente perso in fondo non lascia le cose come stanno. I vicini cominciano a inclinarsi verso lo spazio, quello dell'arcata opposta scende perché non incontra più niente, e dopo qualche anno il vuoto da riempire non è più quello di partenza. Il punto non è estetico. È che a un certo punto il conto non riguarda più un dente solo.
Sono Luca La Scala, mi occupo di implantologia e chirurgia orale in Via Tripoli, a Montecatini Terme, dal 1997. La frase che sento più spesso davanti a uno spazio in fondo all'arcata è sempre la stessa: tanto non si vede, e mastico lo stesso. La prima parte è vera. La seconda dura meno di quanto sembri.
Il vuoto non resta vuoto
I denti non sono incastrati nell'osso come pali nel cemento. Sono sospesi in un legamento, ricevono forze a ogni boccone e si spostano di conseguenza — pochissimo, ma senza fermarsi mai. Finché la fila è completa ogni dente è tenuto in posizione dai due che ha accanto e da quello che incontra sopra o sotto. Togline uno e quell'equilibrio salta.
Quello che succede non è che il dente dietro "scivola in avanti" intero. Si inclina: la corona parte verso lo spazio, la radice resta indietro. Il risultato è un dente storto che sotto la gengiva ha una tasca dalla parte in cui pende, difficile da pulire con lo spazzolino e difficile da raggiungere anche con un filo passato bene.
Sul lato opposto dello spazio il dente davanti tende a fare la stessa cosa, in genere in modo più lento. E il punto di contatto fra i due, che prima era stretto, si apre.
Il dente che scende dall'altra arcata
Questa è la parte che i pazienti non si aspettano, perché riguarda una zona che nessuno guardava.
Ogni dente ha un antagonista: quello che incontra quando chiudi la bocca. È un rapporto che li tiene fermi tutti e due. Quando sotto manca un molare, quello sopra non incontra più nulla e comincia a estrudersi, cioè a uscire lentamente dal suo alveolo, portandosi dietro un pezzo di gengiva e di osso. Non si allunga. Si sposta tutto quanto verso il basso.
Il guaio è meccanico e arriva più tardi. Quando decidi di rimettere il dente mancante, sopra hai un ostacolo che occupa lo spazio verticale dove dovrebbe stare la corona nuova. A quel punto ricreare l'altezza per masticare significa intervenire anche su quel dente lì, che fino a un minuto prima non aveva alcun sintomo e nessuno aveva mai toccato.
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Il contatto che si apre, e il cibo che ci entra
Fra due denti sani il contatto è una linea, non uno spiraglio. Quando i vicini si inclinano quel contatto diventa un imbuto: il cibo ci si impatta a ogni pasto e resta lì.
Le conseguenze sono due, e nessuna delle due fa male all'inizio. Una carie che nasce sul fianco del dente, dove non la vedi allo specchio e la trovi solo con una radiografia. E un'infiammazione della gengiva in quel singolo punto, che con gli anni diventa perdita di attacco. È il modo più silenzioso che conosco per perdere il secondo dente dopo il primo.
A che punto smette di essere il problema di un dente solo
Il confine non è una data sul calendario. È il momento in cui, per rimettere a posto un dente, ne devi toccare tre.
Finché i vicini sono dritti e l'antagonista è al suo posto, la questione è circoscritta: si valuta lo spazio, si valuta l'osso, e la decisione riguarda quel punto lì. Quando invece il dente dietro è inclinato di parecchi gradi e sopra è sceso l'antagonista, lo spazio disponibile in larghezza e in altezza non basta più per una corona di forma normale. Le strade che restano sono meno lineari: rimodellare o ricostruire i denti coinvolti, oppure passare a una soluzione protesica che li comprenda invece di ignorarli.
C'è poi la parte che non si vede in bocca. L'osso che sosteneva la radice persa non riceve più carico e si riduce da solo, in altezza e soprattutto in spessore, più in fretta nel primo anno e poi con più calma. Quel volume, quando è andato, non torna da sé: si ricostruisce, e ricostruire è un intervento in più con tempi suoi.
Quello che non so dirti in anticipo
La velocità. È la domanda che mi fanno tutti — "quanto tempo ho?" — ed è quella su cui chiunque dia un numero preciso sta improvvisando.
Ho visto spazi rimasti stabili per anni, in bocche con un'occlusione che regge bene e denti robusti ai lati. E ho visto inclinazioni evidenti in una manciata di mesi, di solito quando manca più di un dente o quando c'è una storia di malattia parodontale che rende tutto più mobile. Su una cosa i colleghi non sono d'accordo, ed è onesto dirlo: se l'ultimo molare in fondo all'arcata vada sempre sostituito. C'è una scuola di pensiero secondo cui una fila di denti più corta, ma stabile e ben chiusa davanti, è una condizione che si può accettare e sorvegliare. Ci sto dentro anch'io, per certi casi. Ma vale a due condizioni: che l'antagonista non stia già scendendo, e che si venga a controllare davvero.
Come si misura, e come si decide qui
Sull'inclinazione dei vicini una radiografia normale dice già molto. Sul resto no: lo spessore dell'osso in quel punto, la distanza dal nervo, quanto è sceso il pavimento del seno mascellare sono numeri che si leggono solo su un esame tridimensionale, che qui si fa in sede nella stessa visita. Sull'immagine si vede se lo spazio è ancora quello di un impianto singolo o se il piano è diventato un altro.
L'altra metà della valutazione non è radiologica: si guarda come chiudi. Dove batti per primo, se sposti la mandibola per trovare i contatti, quanta usura hai sui denti che stanno reggendo il lavoro degli altri. Chi mastica da anni tutto da un lato lo capisce da come sono consumati.
Lo studio ha due sale e due odontoiatri: io per la parte chirurgica e implantoprotesica, il Dott. Pinochi per le cure che spesso vengono prima. Nella pratica, una carie interprossimale trovata in quel controllo si può curare nella stessa mattina della valutazione, invece che in due viaggi. Per chi scende da Marliana d'inverno o arriva in treno da Pescia non è un dettaglio di agenda.

Se ti riguarda
Implantologia dentale a Montecatini Terme
Quello che hai letto vale in generale; il tuo caso si vede in visita. La pagina del trattamento spiega come si svolge in Via Tripoli e chi lo segue.
Dove siamo e da dove arrivano i pazienti
Domande frequenti: Un dente mancante: cosa succede ai denti vicini
1. Manca un dente da anni: è troppo tardi per l'impianto?
2. Quando devo farmi vedere, se il buco non mi dà fastidio?
3. Se non lo sostituisco, mastico solo dall'altro lato: è un problema?
4. Mi hanno proposto un ponte invece dell'impianto: come si sceglie?
Cosa dicono i pazienti
Vengo da qualche anno dai dottori Luca e Giovanni e mi trovo benissimo, ho inserito sia capsule ed effettuato igiene dentale, nessun dolore, fastidio, tanta professionalità sia da parte dei dottori sia del resto del personale molto gentile e affabile.
Cordiali e molto professionali. Lavoro ben svolto come da preventivo. Consigliato.
Sono tanti anni che mi curo in questo studio e posso dire che sono molto soddisfatta. Alta professionalità e gentilezza dello staff
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