
Quanto dura un impianto dentale, e se qualcosa non tiene?




La risposta breve
Il pezzo che cede quasi mai è la vite nell'osso. La durata la decidono il progetto del lavoro sopra e la velocità con cui si torna quando qualcosa cambia.
- Chi risponde
- Dott. Luca La Scala, direttore sanitario dello studio di Montecatini Terme
- Pubblicato
- 18 agosto 2026 · 7 min di lettura
- Area
- Impianti e denti fissi
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
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Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
Quando una vite in titanio si è integrata nell'osso, non è lei il pezzo che ti darà da fare. È quello che sta sopra: si allenta, si consuma, si scheggia. Perciò la domanda che conviene farsi non è quanti anni dura un impianto dentale, ma quanto è facile aprirlo, guardarci dentro e rimetterlo a posto senza rifare tutto. E quella facilità non si improvvisa il giorno in cui salta qualcosa: si decide il giorno in cui il lavoro viene progettato.
Sono Luca La Scala. In Via Tripoli metto impianti dal 1997 e i controlli sui lavori che ho fatto li tengo io, il che vuol dire che negli anni mi sono ritrovato davanti le conseguenze delle mie stesse scelte. È da lì che viene quello che segue, non da un manuale.
Riparabile o da rifare: è una scelta, e si fa prima
Una corona su impianto si può fissare in due modi. Avvitata, con un canale che passa dentro il dente artificiale e viene chiuso con un tappo dello stesso colore. Oppure cementata sopra un moncone, come una capsula su un dente naturale.
La differenza non si vede masticando. Si vede il giorno in cui bisogna intervenire.
Un lavoro avvitato si smonta in pochi minuti: si apre il tappo, si sfila la corona, si controlla la gengiva da sotto, si sostituisce la componente stanca, si riavvita. Un lavoro cementato, per essere tolto, in genere va tagliato. Cioè rifatto. Con la stessa vite perfettamente integrata nell'osso, la stessa complicanza può costare mezz'ora di poltrona o un ciclo di lavoro in laboratorio, e la variabile non è la sfortuna: è come è stato pensato.
Il punto delicato è che l'opzione avvitata dipende dall'inclinazione con cui l'impianto è entrato nell'osso. Se il canale della vite finisce sulla faccia masticante, si può chiudere e non si vede. Se finisce davanti, sul lato che si mostra parlando, non è più praticabile. Ecco perché la pianificazione tridimensionale prima dell'intervento non serve solo a misurare l'osso disponibile — serve a decidere dove uscirà quella vite fra dieci anni. La TAC cone beam qui è in sede, e questa è una delle cose che le chiedo, oltre a spessore e densità. Ne ho scritto a parte, su cosa vede davvero una TAC 3D dentale.
C'è un secondo bivio dello stesso tipo: elementi singoli o uniti fra loro. Unirli distribuisce il carico, e su un osso poco generoso a volte è la scelta giusta. Però un problema su uno diventa lavoro su tre. Non ho una regola valida per tutti: guardo quanto osso c'è, quanto quella persona stringe i denti la notte e quanto quella zona sarà pulibile davvero.
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Cosa può fare l'igiene di casa, e cosa le è stato reso impossibile
L'igiene domiciliare è il fattore che pesa di più tutti i giorni, e su questo la letteratura è concorde da tempo. Ma c'è un pezzo che nei consigli generici manca, e mi interessa più degli altri.
La forma della corona nel punto in cui esce dalla gengiva decide se uno scovolino ci passa oppure no. Se quel profilo è troppo panciuto, la persona può spazzolare con tutta la buona volontà del mondo e non arrivare dove serve. In quei casi la frase «devi lavarti meglio» è sbagliata, e la responsabilità è di chi ha progettato il lavoro. Quando trovo un profilo così, la cosa da correggere è la corona, non il paziente.
Gli strumenti si scelgono in poltrona, con lo specchio in mano: la misura dello scovolino attorno a un impianto è una questione di millimetri, e allo scaffale del supermercato si indovina. Il resto della logica dei richiami sta nella pagina su igiene e prevenzione.
Il carico si sposta anche se tu non cambi niente
Questa è la parte che i pazienti non si aspettano. I denti naturali si consumano di qualche decimo di millimetro all'anno; la ceramica di un impianto molto meno, e l'osso attorno alla vite non ha il cuscinetto elastico che ha una radice vera. Risultato: dopo qualche anno, senza che nessuno abbia toccato niente, quella corona può ritrovarsi a prendere il colpo prima delle altre.
Non fa male. Si vede con una carta di controllo dei contatti, in due minuti, al richiamo. Ed è una delle ragioni per cui i controlli su chi ha impianti non li delego: la mano che ha montato il lavoro è quella che riconosce se il morso è cambiato.
Chi digrigna la notte accelera tutto questo. Una protezione notturna in resina non è un accessorio del piano di cura, è ciò che tiene insieme il resto — e va ricontrollata anche lei, perché si consuma al posto della ceramica. È esattamente il suo compito.
Il fumo, e quello che nessun progetto compensa
Sul fumo non ho niente di ingegnoso da offrire. È il fattore che sposta di più l'ago, riduce l'irrorazione dei tessuti e, peggio, attenua il sanguinamento: il segnale d'allarme arriva più tardi e più debole, quindi la malattia lavora più a lungo prima di farsi notare. Nessuna scelta tecnica bilancia questa cosa. Posso stringere gli intervalli di controllo, e lo faccio.
Quando qualcosa non tiene: cosa succede in questo studio
Il momento in cui si vede come lavora uno studio non è il giorno dell'intervento. È il giorno della telefonata.
L'ordine delle cose, qui, è questo. Prima si distingue se il problema è meccanico o biologico, perché sono due mondi: una vite di collegamento allentata si risolve in una seduta, un'infiammazione che ha già mangiato osso no. Poi, se il lavoro è smontabile, si smonta e si guarda sotto: è l'unico modo di sapere davvero cosa c'è. E si va a prendere in cartella la sigla dell'impianto — marca, diametro, tipo di connessione — perché una componente di ricambio si ordina per quella, e senza si improvvisa.
Le due sale operative servono anche a questo: chi ha un lavoro che si è staccato o una corona che scheggia non finisce in fondo a un'agenda già piena di interventi programmati. Per chi scende da Marliana d'inverno o arriva col treno da Pescia, un lavoro provvisorio rimesso in bocca lo stesso pomeriggio vale più di un appuntamento perfetto fra tre settimane.
Una cosa la dico sempre prima di cominciare, e la mettiamo per scritto insieme al piano: cosa è previsto succeda se una componente cede nei primi anni, chi la sostituisce e con quali tempi. È una conversazione che a farla dopo diventa spiacevole, e a farla prima dura cinque minuti.

Su cosa non c'è accordo, e cosa non so dirti
Fra colleghi la questione avvitato contro cementato non è chiusa. Chi difende il cementato porta ragioni serie — estetica nei settori anteriori, passività del manufatto — e in certi casi anch'io lo scelgo. Il mio orientamento verso lo smontabile è una preferenza motivata dalla manutenzione a lungo termine, non un dato di fatto che chiunque sarebbe obbligato ad accettare.
E poi c'è quello che non posso sapere prima. Non sono in grado di dirti come reagiranno i tuoi tessuti. Vedo persone impeccabili con gengive che si infiammano comunque e persone approssimative che tengono botta per vent'anni: la suscettibilità individuale è reale e non la misuro in anticipo. Su come si perde un impianto a distanza di anni, quando tutto sembrava a posto, ho scritto un articolo a parte.
Se dopo aver letto vuoi fare una cosa sola, fai questa: telefona a chi ti ha messo l'impianto e chiedi la sigla del sistema e se la corona è avvitata. Fatti mandare la risposta scritta e tienila con le radiografie. Il giorno in cui servirà, servirà subito.
Se ti riguarda
Igiene degli impianti a Montecatini Terme
Quello che hai letto vale in generale; il tuo caso si vede in visita. La pagina del trattamento spiega come si svolge in Via Tripoli e chi lo segue.
Dove siamo e da dove arrivano i pazienti
Domande frequenti: Quanto dura un impianto dentale, e se qualcosa non tiene?
1. La corona su impianto si può rifare senza toccare la vite?
2. Sento che il dente su impianto si muove un pochino: è grave?
3. Ho gli impianti fatti in un altro studio: li potete seguire voi?
4. Ogni quanto va rivisto un lavoro su impianti che non dà fastidio?
Cosa dicono i pazienti
Vengo da qualche anno dai dottori Luca e Giovanni e mi trovo benissimo, ho inserito sia capsule ed effettuato igiene dentale, nessun dolore, fastidio, tanta professionalità sia da parte dei dottori sia del resto del personale molto gentile e affabile.
Professionalità eccezionale accoglienza stupenda a partire da Monica sempre disponibile e sempre pronta ad accoglierti con il sorriso il dottor Luca stupendo e anche tutte le altre ragazze . Grazie mille
Cordiali e molto professionali. Lavoro ben svolto come da preventivo. Consigliato.
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